TO-SHIN DO: NINJUTSU PER IL XXI SECOLO

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TO-SHIN DO: NINJUTSU PER IL XXI SECOLO di Luca Paniconi

 

nin“Solo un Ninja può uccidere un ninja…qualunque arma venga usata contro di lui”.

Chi come me era un ragazzino negli anni 80, ricorderà sicuramente questa frase presa da uno dei tanti B-movie che cavalcavano all’epoca la “Ninja Mania”.

Il mondo aveva scoperto l’esistenza dei guerrieri ombra giapponesi e ne era rimasto affascinato. In tanti fiutarono il business e senza alcuna conoscenza del valore storico e morale della vera arte dei Ninja, e ancor meno scrupoli, si tuffarono in questo nuovo mercato. Fiumi di film, fumetti e libri scritti da autori digiuni di qualunque conoscenza del vero Ninjutsu allontanarono ancor più il pubblico dalla realtà storica. Senza dimenticare alcuni loschi figuri che, sfruttando la moda del momento , furono protagonisti di brutte vicende giudiziarie.

Oggi il termine  ”Ninja” o “Ninjutsu”(in riferimento alla loro arte) è talmente frainteso e compromesso, che è impossibile utilizzare tali termini senza portare alla mente immagini di assassini spietati, dediti ad ogni genere di crudeltà, o ricevere sorrisi ironici dal nostro interlocutore, a cui vengono in mente, nella migliore delle ipotesi, le simpatiche tartarughe.

hayesEppure l’arte è viva, reale, testata attraverso secoli di storia da persone come me e voi, ed ha un potenziale enorme per l’uomo occidentale moderno, per il suo benessere e la sua felicità all’interno della società.

Il Ninjutsu nasce come un insieme di tecniche ,strategie ,tattiche e filosofie adottate da un gruppo sociale di persone in risposta ad un ambiente ostile e alla necessità di assicurare il benessere e la sopravvivenza,fisica e spirituale, della propria famiglia in un periodo storico di incertezze e guerre civili. Gli uomini e le donne che nel tempo furono conosciuti come Ninja attraversarono la storia Giapponese, caratterizzata da lunghe guerre civili intervallate da periodi di relativa pace imposta da un ferreo controllo centrale, ricercando l’illuminazione spirituale. Una ricerca che inevitabilmente cozzava contro le idee dei potenti, a cui una popolazione libera ed illuminata non faceva certo piacere. In fondo anche nella nostra storia gli “illuminati”,chi aveva idee nuove che cozzavano contro lo status quo imposto, diventavano nemici (vedi Galileo Galilei o alcune storie sulla caccia alle streghe). Da qui la necessità di sviluppare un sistema che garantisse la sopravivenza della propria famiglia e del proprio gruppo sociale, e molto importante a mio avviso, che permettesse di raggiungere la felicità che, naturalmente,  tutti gli esseri umani ricercano. Nei secoli “l’arte dell’invisibilità” fu conosciuta anche come “L’arte della vittoria”. Secondo me sarebbe ancor più corretto chiamarla “l’arte della felicità”, poiché la vittoria è solo un momento, un istante, di un cammino più lungo.

Le radici storiche del Ninjutsu sono profonde e spesso difficili da separare dalle leggende. Alcune sembrano portare fino al Tibet. Ad esempio la classica catena con due pesi, kusari-fundo, ha una notevole somiglianza, nella struttura e nell’uso, ad un chiavistello di ferro legato ad un laccio di cuoio , utilizzato per chiudere le porte dei tempi, che i monaci guerrieri tibetani usavano portare alla vita, anche come arma di difesa.

Un tale valore non poteva andare sprecato, facendolo passare per delle  stupide acrobazie da film di Jacke Chan, fatte più per soddisfare l’ ego dell’ ”insegnante” di turno ed incantare potenziali studenti, che per portare un vero beneficio agli stessi.

HayesQueste sono le ragioni che hanno portato il mio Maestro, Stephen K. Hayes ad utilizzare un altro termine, To-shin do, per riferirsi alla sua arte,che altro non è che la lettura “alternativa” dei caratteri, kanji, Giapponesi dell’ideogramma “Nin” di Ninja. Nin può significare “segreto” o “nascosto”(letto come shinobi), ma letto in un altro modo può significare  “tenacia”, “resistenza” o ,meglio, “perseveranza”. Ecco il vero significato del Ninjutsu: Non una promessa sterile di forza ed invincibilità (immagino che tutti noi siamo maturati e non andiamo più dietro a favole adolescenziali di forza, come davanti ad un film di Van Damme), ma semmai un’ammissione :

che nella vita inevitabilmente difficoltà ed ostacoli verranno incontrati, ma che con perseveranza e tenacia possono essere superati per raggiungere la felicità che cerchiamo.

E questo, ripeto, è testato storicamente da uomini e donne che attraversarono secoli di guerra civile.

 

Stephen K. Hayes è il più autorevole esponente occidentale di quest’arte, nonché l’ideatore del To-shin do. E’ stato un pioniere, ha aperto le porte all’Occidente a quest’arte ed è attualmente considerato dalla prestigiosa rivista “Black Belt” “ uno dei 10 insegnanti di arti marziali viventi  più influenti al mondo”. In Italia lo abbiamo conosciuto grazie a 6 dei suoi libri (ne ha scritti altri 11 inediti in Italia), editi dalle edizioni Mediterranee, e anche grazie al lavoro dell’Ancona Quest Center, unica scuola nel nostro paese autorizzata all’insegnamento del To-shin do, che lo ha invitato a tenere un Workshop nel nostro paese nel 2005 , che verrà replicato il prossimo 22/23 Agosto. Un evento eccezionale, in cui verranno affrontati sia lo studio dello Shinden fudo ryu, una delle nove scuole che compongono il bagaglio tecnico del Ninjutsu, che del Kuji-kiri, un’arte derivante dal Mikkyo, Buddhismo esoterico (nel senso di difficile accesso senza che un insegnante qualificato te lo spieghi) e che mai è stata proposta ad un livello così alto o da una persona più autorevole, prima, in Italia.Luca Paniconi - responsabile per l'Italia del Toshin-do

Scrittore, avventuriero, attore , ninja, sacerdote Buddhista, amico personale di sua Santità il Dalai Lama…Mr Hayes può essere definito in molti modi. Io ho la fortuna di chiamarlo Amico e Maestro. Non avrei mai pensato che avrei conosciuto un mio “eroe” d’infanzia, ne che sarei riuscito a diventare suo allievo o che tanto meno potessi chiamarlo amico. Ma An-shu Hayes è così: eccezionale sul tatami, disarmante nella sua amorevole semplicità nella vita quotidiana.

Stephen K.Hayes era solo un ragazzo nell’Ohio degli anni 70, quando decise, tra lo stupore dei suoi amici e familiari, di vendere tutto, palestra , casa e auto, e partire alla volta del Giappone per trovare l’ultimo Ninja vivente, Soke Masaaki Hatsumi, e diventarne allievo. Non conosceva la lingua,non aveva amici ad aspettarlo là  e aveva pochi soldi. All’epoca un’idea del genere aveva lo stesso impatto di credibilità che avrebbe affermare di voler partire per l’America per diventare assistente sceriffo di Tex Willer, con buona pace di Kit Carson!

Invece, a dispetto di enormi difficoltà e avversità, ci riuscì e portò l’arte in Occidente. Oggi da vero “esploratore”, continua a viaggiare per il mondo per approfondire la sua arte, studiando e sperimentando .

Se vi immaginate un uomo cupo, dallo sguardo di ghiaccio e dai modi misteriosi,rimarrete delusi.

An-shu (parola giapponese per direttore,in riferimento al suo Dojo) Hayes è un uomo aperto,solare, che sa accogliere tutti con un sorriso e farli sentire a proprio agio. Qualità che si riflettono nel suo Dojo, i cui numerosi membri sono una vera e propria famiglia.

La prima volta che lo incontrai rimasi stupito dalla presenza carismatica di quest’uomo, che sa comunicare, prima che con le parole, con l’anima.

Le sue lezioni sono basate non su misteri esoterici difficilmente comprensibili  ma sul pragmatismo, la comprensione razionale ed interiore degli argomenti, trasmessi con il cuore, tenendo sempre a mente che quello che stai imparando deve cambiare la tua vita: quotidianamente!

il-mc2b0-stephen-hayes-con-il-dalai-lamaInfatti la differenza tra un approccio “classico” al Ninjutsu e quello proposto dal To-shin do è appunto l’essere sempre rivolto all’occidentale moderno. Il Ninjutsu è il bagaglio culturale di tecnologie di difesa e sviluppo personale generato da un popolo diverso da noi italiani (o occidentali in genere) e quindi ogni tecnica deve essere compresa ed adattata al diverso ambiente sociale e culturale. Per spiegarmi meglio: Se vi proponessi una tecnica che prevede come situazione che io e il mio nemico indossiamo degli Yoroi, armature giapponesi, quanti di voi sarebbero capaci di immedesimarsi in questa situazione? Di immaginarsi il peso dell’armatura, i movimenti limitati e la meccanica del corpo avvolto dallo Yoroi? Pochi immagino, anche tra tanti addetti ai lavori. Quanti di noi possono immedesimarsi in un uomo Giapponese del XIII secolo, che si muoveva in una società completamente, e culturalmente, lontana dalla nostra? E invece quanti di voi riescono ad immedesimarsi in Paolo, tabaccaio che ha subito un tentativo di rapina ed è stato malmenato o in Cristina, che tornando a casa per poco non viene violentata nell’androne del suo palazzo? Tutti,ovvio.

La difesa personale è il punto di partenza nello studio del Ninjutsu, così come è approciato nel To-shin do. Pensiamo a quali attacchi realmente e probabilmente è possibile che accadano oggi, quando esco dall’ufficio, da scuola o da casa ed insegniamo a difenderci da quegli eventi molto probabili nella nostra società moderna (personalmente non sono stato mai attaccato da un Ninja armato di lancia in garage, parcheggiando l’auto). E’ molto probabile che un ragazzo, alticcio e nervoso, senza alcuna esperienza di arti marziali, tenti di colpirvi con un gancio al volto perché lo avete fissato in discoteca (o almeno creda che lo abbiate fatto), mentre è molto improbabile che un campione olimpionico di Judo tenti di atterrarvi o che un campione internazionale di Vale Tudo voglia spezzarvi le gambe. E’ una semplice questione di realtà e statistiche. Chiedete in questura. Nell’avanzare nello studio ci si accorge che “difesa personale” ha un’eccezione molto più vasta e globale del solo riferirsi ad una difesa da  calci e pugni.

soke-masaaki-hatsumiDifesa personale è anche meditazione, derivante dal Buddismo Tendai e dal Mikkyo, per essere più focalizzati, concentrati, più in sintonia con la realtà che viviamo e con le nostre meccaniche interiori al fine di essere più consapevoli e sereni, capaci di evitare quei conflitti interiori o aggressioni psicologiche che viviamo quotidianamente (meditazione non significa uno stato alterato di coscienza, uno stato onirico, stile figli dei fiori anni ‘70 sotto acido). Infatti, se è vero che è possibile subire un’aggressione in un parcheggio è altrettanto vero che ognuno di noi subisce aggressioni psicologiche quotidianamente, al lavoro ad esempio, da parte dei superiori, colleghi o clienti. E qui l’eredità storica del Ninjutsu fornisce quegli strumenti che ci permettono di superare questi ostacoli e di non esserne oppressi o demoralizzati. Oltre questo, una maggiore capacità di concentrazione e di presenza mentale è essenziale in una società in cui normalmente guido, parlo al cellulare, fumo, do un’occhiata al quotidiano sul sedile vicino e mangio contemporaneamente!

Ma è anche cura del corpo, del “wellness” fisico, se mi passate il termine, mantenendo un corpo sano, forte ed agile,formato in maniera naturale, difendendolo e curandolo con un’alimentazione bilanciata e sana.

Il To-shin do parla una lingua non esclusiva, ma popolare, pensando ad un approccio naturale sia per l’atleta già pratico di altre arti marziali che per la casalinga che vuole sentirsi più serena e sicura di sé.

La parte “classica”, più caratteristica e, forse, folkloristica, con le sue tecniche di combattimento con armi, metodi di camminata silenziosa, invisibilità o di lancio degli shuriken (la prima cosa che si associa alla parola ninja, le “stellette”) non è eliminata, ma riservata a studenti avanzati. Non per un motivo di elite  , di casta o di esclusività, ma solo per un oggettivo problema di facilità di studio. L’obbiettivo di Stephen K Hayes e del To-shin do è di offrire un vero miglioramento personale,e una vera ed oggettiva comprensione dell’arte dei Ninja, non di incantarvi con un’arma esotica.

L’opera del Maestro Hayes non è da intendersi come un lavoro di “modernizzazione” del Ninjutsu, perché nulla vi è da modernizzare, nel senso di migliorare. Il Ninjutsu si adatta naturalmente Toshitsugu Takamatsuai tempi senza tagliare le proprie radici e la propria storia. Un’arte si vive, non si crea a tavolino. Da Vinci, Mozart o Giotto non creavano a tavolino i loro capolavori , ma vivevano la loro arte quotidianamente. Stessa cosa per il Ninjutsu: può solo essere adattato alla realtà quotidiana e sociale che ci circonda (tu che realtà vivi?).

Semmai il To-shin do è un’opera di traduzione, per l’uomo occidentale moderno, di secoli di un Arte Marziale Giapponese estremamente legata alla sua cultura religiosa, politica e sociale, spesso di difficile comprensione anche per un Giapponese moderno, in modo da renderla più facilmente approcciabile, meno esoterica (nel senso letterale, di difficile accesso) e più “essoterica”.

Come dicevo prima il 22/23 Agosto Stephen K Hayes torna in Italia.

Se siete in cerca di un’arte marziale che può veramente cambiare la qualità della vostra vita venite e provate. Vi assicuro che non rimarrete delusi. Se invece, come me, avete letto i suoi libri da ragazzini, sapete già cosa vi aspetta.

 

Luca Paniconi, responsabile per l’Italia del Stephen K Hayes’s To-shin do

 

Per informazioni sui corsi Toshin-do in Italia

e per lo Stage del Maestro Stephen Hayes in Italia il 22/23 Agosto 2009

 

link   SKH QUEST CENTER ANCONA

VIA SICILIA, 2
60015 FALCONA MARITTIMA (AN)

tel. 0247956951 (numero Skype)

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