Il Giusto moto dell’ingiustizia

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Il Giusto moto dell’ingiustizia di Massimo Cimarelli

Vediamo il mondo economico crollare sotto gli sguardi attoniti di governi incapaci che cercano di aggrapparsi ad un ramo secco, ormai marcio, che da tempo ha mostrato ogni sua debolezza ma che continua ad esser innalzato come unico sistema reale in una continua ricerca di nuove soluzioni che non ha, e mantenendo le attuali logiche non potrà avere, mai fine per la natura stessa della crisi in atto: crisi economica, crisi di un sistema che ha col tempo soppiantato ogni valore umano rendendo l’uomo un sub-umano per eccellenza capace unicamente di godere delle proprie e molteplici schiavitù. Viene in mente il racconto del Buddismo Zen della scimmia che per prendere una noce infila la mano dentro il tronco di un albero cavo ma nel cercar di estrarre il suo bottino non riesce più ad estrarre il braccio perché la noce, troppo grande rispetto al buco, glielo impedisce. La scimmia insiste eppure tutti i suoi sforzi sono vani: la noce non ne vuol sapere di uscire. Il piccolo animale è in una situazione di stallo: stringendo la noce non può tirar fuori la mano. Eppure alla scimmia basterebbe poco per riguadagnare la propria libertà: basterebbe mollare la presa!

Ogni giorno assistiamo a licenziamenti in massa, a chiusure di aziende, ai drammi di chi non può sostenere se stesso o la propria famiglia, e tutto questo viene considerato come una enorme ingiustizia, come se ciò che è giusto si fosse perso: il giusto come benessere, comfort e morale. Ancora una volta la scimmia non lascia la presa.

Giusto è ciò che avviene in conformità alla Legge, non una legge parziale o temporalmente definita ma alla Legge immutabile, perpetua: la perfezione di un doppio quadrato che nella sua continua e inarrestabile ciclicità, che è di per sé a-temporale, assume la forma ideografica dell’infinito come un otto orizzontale.

Giusto è il modo attraverso il quale ci avviciniamo alla Legge, ingiusto tutto ciò che dalla Legge ci allontana, che sia in noi o fuori di noi. L’essere umano, pur di non perdere ogni suo appoggio temporale, esterno a sé, caduco, si lascia andare, piange, strilla, strepita e alimenta un rancore verso chi lo ha privato delle sue piccole cose senza sapere che così facendo degrada se stesso e piangendo ciò che non ha più perde ciò che E’.  

Dove sono i governi? Teoricamente demandati ad amministrare, gestire e risolvere, rettificando secondo Legge, si tolgono invece la maschera e mostrano il loro vero volto democratico: demoni non diversi dalla massa che li ha eletti, incapaci di un atto eroico quanto incapaci di fornir ogni Giusto esempio. Attaccati a ciò che posseggono e preoccupati esclusivamente dell’avere e del gradimento altrui, in un turbine EGOistico e demagogico, propongono, a loro uso e consumo, nuove soluzioni.

Per attaccamento al passato e al futuro, che ben si svela nell’attaccamento a ciò che si possedeva e a ciò che si possiederà, si è lontani da sé stessi e dal proprio Centro. Si dimentica il “ qui e ora” dello Zen. Chi, per propria ignoranza o mancanza di spirito, vorrà affermare che a noi occidentali i concetti buddisti sono lontani, mondi estranei e ignoti, potrebbe facilmente ricordare, quando indossa la maschera del buon cristiano, che a lui serve solo come ennesimo rifugio e appoggio,  Matteo 6,34: “Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.”. 

Non ci sono novità o nuove soluzioni da ricercare: rivalutiamo, riconsideriamo e partendo dal nostro vero essere, libero da appoggi, rettifichiamo secondo Legge e Tradizione il valore di questa crisi, che potrà essere possibilità reale di riconoscere il Giusto, il Vero.

Ognuno è oggi obbligato a scegliere da che parte del fiume stare: tra le scimmie e gli schiavi oppure tra coloro che potranno esser chiamati uomini.  

 

Massimo Cimarelli

 

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