ALEXANDRA DAVID-NEEL:Il viaggio come ragion d’essere
ALEXANDRA DAVID-NEEL:Il viaggio come ragion d’essere di Francesca Eleuteri
Il 24 gennaio 1925 l’agenzia Havas a Parigi diffonde la notizia: “una francese, Alexandra David-Néel, che lasciò la Francia nel 1911 per l’India, è riuscita a entrare a Lhasa, la città vietata agli stranieri”.

Viaggio di una parigina a Lhasa
La protagonista, Alexandra David-Néel, pseudonimo di Louise Eugenie Alexandrine David nasce il 24 ottobre 1868 a Saint-Mandé, presso Parigi, da una famiglia della ricca borghesia. I suoi genitori erano anziani e molto diversi tra loro: la madre, di origine belga, formalista e cattolica, e il padre, un libero pensatore di tendenze repubblicane, massone, calvinista.
Nel 1886, all’età di soli diciotto anni, abbandonò la casa dei suoi genitori a Bruxelles per viaggiare in sella ad una bicicletta con la quale si diresse in Spagna. Il suo viaggio proseguì in Francia e poi in Inghilterra, a Londra, dove si immerse nello studio delle filosofie orientali, contemporaneamente allo studio della lingua inglese. Lì conobbe Agvan Dorzhiev inviato del Tredicesimo Dalai Lama e futuro fondatore del primo tempio buddhista in Europa. Dopo aver fatto ritorno a Parigi dove si iscrisse alla Società Teosofica, seguì le lezioni di Lingue Orientali alla Università della Sorbona. In quello stesso periodo si iscrisse o frequentò numerose società segrete, movimenti femministi ed anarchici. Nel 1890 grazie a una eredità decise di partire alla volta dell’India, dove apprese alcune tecniche di meditazione dal suo maestro locale, Swami Bhaskarânanda. Si trasferì poi in Africa settentrionale dove approfondì il Corano e, trasferitasi a Tunisi conobbe l’ingegnere ferroviario Philippe Néel che sposò nel 1904.
Il suo desiderio di viaggio e conoscenza la porta a cambiare spesso residenza, vivrà tra l’Inghilterra, Tunisi e il Belgio, per poi recarsi in India dove resterà dal 1914 al 1916, praticando esercizi spirituali con il monaco tibetano Aphur Yongden che divenne il suo compagno di vita e avventure e che in seguito adottò come figlio.
Nel 1916 a Shigatse incontrò il Panchen Lama che la riconobbe come reincarnazione. Non potendo tornare in Europa a causa della guerra si recò in Giappone dove incontrò Ekai Kawaguchi che nel 1901 aveva visitato Lhasa. Desiderosa di imitarlo, si recò a Pechino e da lì attraversò la Cina in piena guerra civile e a piedi travestita da mendicante tibetana raggiunse Lhasa. Descriverà l’incredibile avventura attraverso la Cina e l’India in “Viaggio di una parigina a Lhasa”, pubblicato per la prima volta nel 1926 e accolto con premi e riconoscimenti in una Parigi appassionata dalla “conquistatrice della città proibita”.

Il Lama dalle cinque saggezze
Nel 1935 Alexandra David-Néel pubblica “Il Lama delle cinque saggezze”, scritto insieme al suo figlio adottivo, il Lama Yongden con l’intento di mostrare all’Occidente una “descrizione esatta degli uomini e delle cose” di quel paese incantato che è il Tibet: “Mostreremo il vero Tibet, tibetani e tibetane autentici, fatti realmente accaduti, ma faremo in modo che nella nostra storia, per quanto veritiera, nessuno dei personaggi sia riconoscibile e sarà un romanzo, il primo romanzo scritto da una Lama tibetano, per la gloria dell’Alto Paese delle Nevi, per il lontano Occidente”.
L’avventura è la sua ragion d’essere e dopo la parentesi europea, Alexandra nel 1937 tornò in Cina dove rimase, a causa la seconda guerra mondiale, fino al 1946. La sua produzione è ricchissima, tra i molti titoli ricordiamo “Mistici e maghi del Tibet” scritto per dissipare le nebbie e l’ignoranza che avvolgono le pratiche spirituali tibetane, e “Nel Paese dei briganti gentiluomini”.
Francesca Eleuteri
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