Il museo sull’acqua: Groninger Museum

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Il museo sull’acqua: Groninger Museum di Francesca Eleuteri

La prima parte di un dossier dedicato al museo scultura sull’acqua realizzato da Alessandro Mendini, Philippe Starck e Coop Immelblau: il Groninger Museum.

     Arrivando a Groningen, caratteristica città universitaria del nord dell’Olanda, la prima grande costruzione che ci compare di fronte, uscendo dalla Stazione Centrale, è il Groninger Museum. La posizione del Museo è di incredibile suggestione poiché si trova al centro di un grande canale navigabile, in modo da collegare le due sponde. Sul passaggio che porta dalla via della Stazione alla riva del centro storico, sfila una moltitudine di biciclette, il cui passaggio è interrotto soltanto nel momento in cui il ponte levatoio viene sollevato per far passare le imbarcazioni. I colori pastello e il color oro del blocco centrale brillano alla luce del sole in modo spettacolare, e l’ingresso alla parte interna della città diventa una passeggiata surreale.

Groninger museum

Groninger museum

     La realizzazione dell’attuale Groninger Museum ha avuto una lenta e intensa evoluzione prima di diventare argomento di discussione per tutta l’architettura museale contemporanea. Dopo anni di progetti e disegni preparatori, venne finalmente accettato il progetto definitivo presentato dall’italiano Alessandro Mendini con la partecipazione degli architetti Philippe Starck e Michele de Lucchi e la collaborazione dei Coop Himmelb(l)au e fu portato a termine nel 1994.

     La reale opportunità per la realizzazione di questo progetto si presentò il 28 settembre 1987 quando la N.V. Nederlandse Gas Unie ha offerto una donazione di 25 milioni in fiorini olandesi (approssimativamente 11.5 milioni di Euro) per la costruzione di un nuovo Groninger Museum. L’antica struttura del Praediniussingel, che aveva ospitato il museo per cento anni esatti, non era più in grado di contenere la collezione permanente e le esposizioni temporanee.

     La donazione, che celebrava il 25° anniversario della Compagnia avvenuto nel 1988, venne accettato con entusiasmo. Questo fu l’inizio di un progetto la cui realizzazione sarebbe durata sette anni e terminata con l’inaugurazione del Nuovo Groninger Museum da parte della Regina Beatrice il 29 ottobre 1994.

     Per quanto riguarda la scelta del luogo più adatto alla nuova costruzione, dopo aver esaminato tutte le possibili soluzioni, una commissione preparatoria decise infine per il cosiddetto “Zwaaikom”, la parte più ampia del Verbindings Canal a sud del centro storico della città. E’ un sito storico in quanto fino al 19° secolo è stato la via di accesso principale alla città ed avevano inizio proprio lì le fortificazioni. Il Verbindings Canal, come suggerisce anche il nome, che in olandese significa appunto “collegamento”, occupa un punto strategico nella città. Il lato opposto del canale è occupato dalla Stazione Ferroviaria Centrale e da una serie di edifici adibiti ad uffici. E’ una posizione unica, che collega l’area della stazione al centro storico.

     La decisione di assegnare il progetto ad Alessandro Mendini, un architetto/designer italiano il cui lavoro era apparso anche nella collezione del Groninger Museum, venne presa quasi immediatamente. Il suo lavoro esaltava lo spirito degli anni ’80, un periodo fortemente rappresentato nella collezione di Arte Moderna del Museo. Frans Haks, Direttore del Museo in quegli anni, trovò che le idee e il metodo di lavoro dell’architetto italiano sarebbero stati perfettamente in sintonia  con l’idea ispiratrice della nuova struttura. C’era un solo particolare elemento a proposito del quale non potevano esservi dubbi: avrebbe dovuto essere un edificio straordinario, invitante e accessibile allo stesso tempo, questo il biglietto da visita del Museo.

     Mendini, nato nel 1931, è un uomo versatile. Oltre ad essere un architetto, è anche designer, artista, teorico e poeta. Mendini pubblica con regolarità articoli su riviste edite internazionalmente, e questo rafforza la sua reputazione di teorico del nuovo design.

Groninger museum

Groninger museum

     Nel 1987, il punto di partenza per il nuovo Museo erano la natura e le caratteristiche delle molteplici collezioni contenute nel Groninger Museum: Archeologia e Storia di Groningen; Arti Applicate, con la collezione di porcellane Cinesi e Giapponesi come importanti sotto-collezioni; Pittura Tradizionale dal 1500 circa al 1950; e Arte Moderna dal 1950 fino ad oggi. Queste quattro collezioni completamente differenti tra loro costituiscono l’identità del Museo e, naturalmente, avrebbero dovuto trovare tutte quante visibilità nell’edificio, ognuna nel proprio spazio. Allo stesso tempo, la nuova struttura avrebbe dovuto essere un archetipo dello sviluppo di arte ed architettura negli anni ’80. Come risultato della cooperazione di diversi architetti e/o designers, e quindi l’unione di diversi punti di vista con un obiettivo comune, sono state combinate e allo stesso tempo separate le collezioni che hanno potuto trovare un’appropriata espressione.

Mendini ha anche dovuto tenere conto di varie richieste pervenute dal Comune di Groningen. Un collegamento diretto tra la stazione centrale e il centro della città, quindi un ponte per pedoni e ciclisti, doveva essere incluso nel progetto, e allo stesso tempo le imbarcazioni interne dovevano continuare ad avere la possibilità di navigare lungo il canale; inoltre era necessario mantenere la visibilità da un bordo del canale all’altro, la cosiddetta “trasparenza” del design. Tenendo conto di queste necessità, seguì un lungo processo di progettazione durante il quale vennero prese in considerazione tutte le possibili soluzioni. Il progetto definitivo venne approvato nel novembre 1990. Tuttavia, a causa di un ricorso al Consiglio di Stato presentato dagli oppositori del nuovo Groninger Museum, si è dovuto aspettare fino all’aprile del 1992 prima che potessero prendere avvio i lavori di costruzione.

 

 

 

Mendini e la sintesi delle arti

     E’ importante capire a quali principi si è ispirato Alessandro Mendini per la realizzazione del progetto del Groninger Museum. Egli è prima di tutto fermamente convinto che l’uso della decorazione sia profondamente radicato nel genere umano e, di conseguenza, la decorazione deve essere il punto di partenza del progetto. I fautori del funzionalismo respingono l’elemento decorativo perché, sostengono, allontana l’attenzione dalla funzione della struttura. Il loro lavoro è caratterizzato dalla sobrietà ed è data completa attenzione all’efficienza del progetto. Questo porta ad una produzione di massa impersonale, in conformità con le richieste degli oppositori al progetto. Secondo l’opinione di Mendini, le persone non desiderano più vedere realizzati prodotti omologati per la massa. I destinatari dell’opera sono individui e hanno bisogno di qualcosa di personale che rifletta i molteplici aspetti dell’uomo, più che di un ambiente funzionale avvolto nell’anonimato. “Ognuno è diverso”, afferma Mendini, “quindi perché non dovrebbe essere diverso anche l’ oggetto?”

     Mendini rifiuta le gerarchie tradizionali, quelle che ad esempio considerano la pittura superiore alle arti applicate, e una divisione storica di tempi e luoghi. Nella sua visione stili storico-artistici, culture esotiche e kitsch hanno tutti uguale importanza.

     Questo punto di vista dà origine ad una seconda caratteristica peculiare del suo lavoro, l’interazione di varie discipline. Mendini sostiene che non esistono barriere tra le diverse attività nelle quali è impegnato. Teatro, pittura, scultura, architettura e scienza possono essere tutte quante usate liberamente e in modo simultaneo. Egli pensa che qualsiasi distinzione si tenti di attribuire a queste discipline sia un controsenso. Sostiene inoltre che ormai tutto è già stato concepito e applicato. Come conseguenza, l’unica via possibile per il futuro è utilizzare gli elementi a disposizione in nuove combinazioni, adoperando un nuovo metodo di progettazione. I design esistenti sono la diretta conseguenza di un nuovo stile decorativo, spesso nato in una differente disciplina. La pittura è per la decorazione una fonte particolarmente importante di ispirazione.

     Un terzo tratto distintivo del lavoro di Mendini consiste nella cooperazione con altri esponenti del panorama artistico internazionale. Collabora infatti spesso con artisti contemporanei, architetti e designers, e insieme progettano mobilia, oggetti, vestiti, allestimenti scenografici, dipinti, performances teatrali, ceramiche e gioielli. Il desiderio di oltrepassare i confini delle discipline tradizionali porta a considerare Mendini come un perfetto direttore e dispensatore di idee piuttosto che considerarlo un semplice esecutore.

     Uno dei progetti comuni nel quale Mendini ha svolto il ruolo di supervisore è stato la creazione delle serie di servizi da tè e caffè per Alessi. Nel 1980-83, undici servizi da tè in argento sono stati creati dall’azienda italiana Alessi in una edizione molto limitata. Mendini ha commissionato dieci architetti di fama mondiale, ognuno dei quali ha realizzato il design di un set. Tra questi erano presenti Hans Hollein, che ha anche progettato l’Abteiberg Museum a Mönchengladbach, e Aldo Rossi, l’architetto del nuovo Bonnefanten Museum a Maastricht. La richiesta della casa commerciale era quella di progettare un servizio in cui la teiera, la lattiera e la zuccheriera risultassero essere piccoli edifici su una piazza. Il risultato è stato una serie di undici servizi da tè che appartengono sia alla storia delle collezioni da tè e caffè che a quella del design e dell’architettura moderni. Ed infatti, il progetto dei servizi può essere considerato un precursore del Groninger Museum. Dall’inizio del 2002, il Groninger Museum ha fatto propria una serie completa di questi famosi servizi e possono essere anche oggi ammirati in varie sale del Museo.

     Un successivo progetto commissionato dalla Alessi  comprendeva 100 vasi in porcellana. Mendini ha progettato la forma base e 99 artisti e designers chiamati da ogni parte del mondo hanno provveduto alla decorazione. La collezione del Groninger Museum contiene le opere realizzate da molti di questi artisti. In un altro progetto costituito da 33 specchi per la Glas Company, Mendini si è occupato della decorazione e vari designers ne hanno invece determinato le differenti forme. La decorazione in questo caso è il motivo Signac, preso in prestito dal pointillisme di Paul Signac, della fine del XIX° secolo. Questo motivo, applicato per la prima volta alla Sedia di Proust del 1979 ricorre in tutte le possibili variazioni; lo troviamo ad esempio nell’installazione Interno di un Interno e, ancora, in un orologio Swatch il cui titolo è Lots of Dots del 1991, sul rivestimento della scala del Groninger Museum e all’esterno del Padiglione Est. Tutti i sopra menzionati progetti realizzati da Mendini e dai designers ospiti sono parte della collezione del Groninger Museum.

     Sono stati invitati a partecipare al progetto del nuovo Museo con sezioni e padiglioni alcuni architetti ospiti: il designer italiano Michele De Lucchi, Philippe Starck da Parigi e, in un secondo tempo, il gruppo Coop Himmelb(l)au che ha studi a Vienna e a Los Angeles. C’è stata anche una cooperazione con architetti e designers olandesi, come il Team 4, studio di architettura di Groningen, i cui progettisti sono Albert Geertjes e Geert Koster.

Francesca Eleuteri

 

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