La goccia di verità di Gustav Meyrink
La goccia di verità di Gustav Meyrink - 1904 Traduzione di Günther Mander
L’alba nel suo spettrale chiarore del mattino avanzava già a tentoni per le strade piene di polvere, portando con il suo torbido fiato la nebbia sfavillante lungo i muri delle case. Erano le quattro del mattino! Hlavata Ohrringle era ancora sveglio e camminava su e giù nella sua stanza. È deprimente e tormentoso non poter per decenni scoprire il segreto di una fiala contenente una sostanza chiara come l’acqua, di cui si sa senza dubbio che se presa per un certo tempo, grazie alle sue qualità misteriose, è in grado di conferire capacità magiche. Però, ad un tratto, quasi di colpo, il sipario si apre e il sonno ne è scosso, distrutto. La sera Hlavata Ohrringle aveva preso la fialetta, l’aveva scossa un po’, l’aveva tenuta controluce e ne aveva odorato il contenuto; tante volte aveva aperto gli antichi tomi che, secondo le indicazioni testamentarie del bisnonno, avrebbero dovuto contenere chiarimenti, ma altrettanto spesso era andato a coricarsi irritato per non aver scoperto nulla. Solamente un fatto era molto strano, ogni volta la notte seguente aveva sempre lo stesso sogno: un paesaggio montuoso di color viola, nel bel mezzo un monastero asiatico con un tetto d’oro, sul quale c’era un corpo, immobile come un cadavere, che teneva in mano un libro. Pian piano la copertina s’apriva e diventava visibile in lettere caldee una frase: «Persisti nella tua Via e non tentennare». E finalmente quel giorno, dopo tanti infruttuosi lambiccamenti di cervello, Hlavata Ohrringle aveva trovato qualcosa e l’involucro che aveva tenuto celato il segreto si era dischiuso, gli si era aperto davanti agli occhi dell’anima, così come il guscio di una noce si spacca al calore. Un passo di uno dei trattati, sul quale finora aveva sorvolato perché proprio all’inizio del prologo, dava indicazioni precise: il liquido era un cosiddetto preparato alchemico. Sì, proprio un preparato alchemico! Ma le peculiarità della sostanza erano curiose ed apparentemente così insignificanti secondo il punto di vista moderno! Una goccia messa tra due punte metalliche assumeva dopo pochi minuti una forma sferica matematicamente ed assolutamente perfetta. Interessante, molto interessante che esistesse una sostanza da cui si poteva ricavare effettivamente una forma tanto perfetta. Ma cos’altro ancora? Non era possibile che fosse tutto. Non era tutto: Hlavata Ohrringle che era, per grazia di Dio, un topo di biblioteca ben presto trovò descritto in un secondo tomo il suo prodigioso valore.
Nel caso si fosse riusciti – così vi era scritto – a produrre una rotondità sferica perfetta dal punto di vista geometrico, sarebbe stato possibile vedervi cose da far strabiliare enormemente tutti quanti. Vi si poteva percepire, anche se talvolta soltanto in forma simbolica, l’intero universo astrale, quell’universo spirituale che è alla base del nostro, come l’intenzione è alla base dell’azione o la decisione è alla base del fatto compiuto. Un occhio sferico che poteva guardare su tutti i lati immaginabili fin nelle profondità più remote dell’universo, in grado di riordinare una sull’altra e una accanto all’altra ogni sorta d’immagini in base alle leggi delle tensioni superficiali a noi sconosciute. Hlavata Ohrringle aveva preparato tutto, aveva avvitato in un sostegno gli strumenti di metallo, vi aveva infilato con tanta fatica la goccia ed ora attendeva ansioso l’alba per iniziare l’esperimento alla luce del mattino. Impaziente camminava su e giù, si buttava sulla poltrona, guardava l’ora: «Soltanto le quattro e un quarto! Santi del Cielo!» Sfogliò un calendario per cercare l’ora del sorgere del sole. Proprio quel giorno era un giorno dedicato a Maria e le feste dedicate a Maria sono molto significative. Finalmente gli sembrò che il chiarore fosse sufficiente, prese la sua lente e cominciò ad osservare la goccia luccicante sospesa tra le due punte d’argento. Al principio vide soltanto le immagini delle cose che riempivano la stanza, la scrivania con il copritavola ornato di stelle e i libri sparsi, la sfera bianca della lampada e sulla maniglia della finestra la vecchia vestaglia ed anche una piccola macchia di cielo rossastro che luccicava attraverso i vetri. Ma ben presto un lucore verde oscurò la superficie della goccia inghiottendo ogni sorta di riflesso. Apparvero regioni di roccia basaltica, grotte e caverne profonde, fantastici arbusti oblunghi erano come in agguato in attesa di sferrare un colpo. Tutto il paesaggio era illuminato dal proprio splendore – una scena degli abissi marini. Comparve una macchia bianca che si allungava sempre più chiara e plastica: un cadavere in acqua, il corpo nudo di una donna con la testa rivolta all’indietro, mentre i piedi, legati ad una massa che sembrava un graticcio di vene, pendevano nell’acqua verde. All’improvviso un ammasso incolore di grandi occhi collegati da peduncoli e dalla orripilante bocca ricoperta di fili uscì dall’ombra delle rocce e s’avventò sulla donna. Un altro lo seguì fulmineo. Il primo mostro aveva squarciato il corpo del cadavere, ma poi egli stesso fu trafitto così velocemente, che Hlavata Ohrringle non riusciva a seguire la scena con gli occhi. Per l’agitazione emise un sospiro e si chinò ancora di più sulla lente. Ma il fiato aveva offuscato l’immagine che ben presto scomparve del tutto. Non giovò nulla, né darsi da fare, né aspettare pazientemente: la visione non riapparve e la goccia rispecchiava soltanto il sole splendente che saliva al di sopra della foschia e dei frontoni affumicati delle case. Hlavata Ohrringle era ritornato da un paese vicino con l’aspetto meditabondo e andava riesaminando i suoi pensieri. Aveva fatto visita ad un vecchio Rosacroce, un certo Eckstein, per chiedergli consiglio. Eckstein dopo averlo ascoltato a lungo, si era espresso nella maniera seguente: «È un mistero d’inaudita profondità. Io fui il primo a ritrovare un compendio di tali percezioni negli scritti del cabalista Rabbi Gikatilla, naturalmente celate sotto altra forma. Quanto Basilio Valentino afferma nel trattato Il cocchio trionfale dell’Antimonio, a pagina 172, è da intendersi in maniera simbolica o anagogica, pertanto comprensibile soltanto a colui la cui anima si è immersa nel profondo della divinità». Se Hlavata Ohrringle s’interessava di visioni in oggetti luccicanti, una sfera di cristallo giapponese era la cosa più appropriata. Ma tutte quelle giunte in Europa erano di proprietà di uno stregone di nome Fahlendien che praticava la magia nera a Vienna. Tuttavia, se lo desiderava, poteva avere informazioni più precise sull’immagine vista da un pittore pazzo di nome Christophe che viveva a Berlino. Ma quei dati non soddisfecero Ohrringle, il quale giorno per giorno faceva nuovi esperimenti con il fluido. Le sue ricerche non rimasero segrete in città e costituivano il tema del giorno. Si diceva che fosse ridicolo, semplicemente ridicolo, poter vedere ogni cosa in una sfera di vetro, dato che la maggior parte delle cose si trovano nello spazio una dopo l’altra e una rende invisibile l’altra. Ciò sembrava a tutti evidente, così che ci si stupì di leggere in un giornale straniero l’opinione completamente contraria di uno scienziato inglese, il quale affermava che fosse teoricamente possibile vedere persino attraverso muri e contenitori ben chiusi; bastava pensare soltanto ai raggi X, nei confronti dei quali soltanto lastre di piombo garantivano l’impenetrabilità. In fondo ogni oggetto della terra non era nient’altro che un sottile setaccio costituito da atomi roteanti e se si fossero trovati i raggi giusti, niente avrebbe impedito di guardarvi attraverso. L’articolo provocò molto scalpore particolarmente fra le autorità. L’opinione pubblica venne a sapere di «decreti riservati» particolarmente strani. Si diceva che i diplomatici avessero dato ordine agli addetti di racchiudere per il momento tutti gli atti in casse di piombo; si parlava di una radicale riorganizzazione anche della polizia di provincia; si diceva che fossero già stati presi contatti con la Russia per migliorare la «polizia segreta» e per importare da lì un certo numero di cani di razza in cambio di cani ordinari in soprannumero in patria e così via. Naturalmente Hlavata Ohrringle veniva sorvegliato rigorosamente e tanto più severamente quanto più appariva felice durante le sue passeggiate, e quando un giorno comparve sulla Esplanade con un’aria addirittura raggiante, le autorità decisero d’intervenire senza alcun riguardo, tanto più si era saputo che egli non faceva altro che ridere quando si parlava di diplomatici ed interrogato una volta circa la sua opinione sull’arte della diplomazia, rispose che nessun imbroglio poteva durare a lungo. E un giorno, era di nuovo un giorno dedicato a Maria, Hlavata Ohrringle venne arrestato proprio nel momento in cui si era seduto ad osservare la sua goccia misteriosa e incarcerato sotto l’imputazione di matricidio plurimo. Lo strano fluido venne confiscato e consegnato per esami di laboratorio al chimico legale. Ce ne possiamo soltanto rallegrare, perché ora senza dubbio verrà completamente alla luce la verità sui diplomatici. La verità sì che verrà alla luce!
























