Kroller Muller Museum: il museo nel parco
Kroller Muller Museum: il museo nel parco di Francesca Eleuteri.
Una passeggiata nel parco nazionale De Hoge Veluwe, in Olanda: alla scoperta di uno dei più grandi musei dedicati al postimpressionismo. Un parco di sculture, dedicato all’arte ambientale.

Kroller Muller Museum_Otterlo
Lungo la strada che porta da Otterlo a Schaarsbergen, troviamo all’interno del Parco Naturale De Hoge Veluwe il Kröller-Müller Museum, costruito nella primavera del 1921 per iniziativa dei coniugi omonimi. Questi scelsero accuratamente un luogo remoto e circondato dal verde per la loro collezione, nella convinzione che la natura potesse offrire le condizioni migliori per vivere e apprezzare l’arte. I due collezionisti auspicavano che la collezione, l’edificio che la custodiva e i dintorni potessero ispirare i visitatori ad indugiare nella contemplazione. Le intenzioni precorrono un interesse nato solo recentemente per un luogo come il parco-museo, il cui termine è per se stesso vago e ambiguo, dato che è proprio all’idea di museo tradizionale che cerca di opporsi il fenomeno dell’arte ambientale. In questo caso però l’idea di base è profondamente innovatrice, soprattutto se teniamo presente l’anno in cui è stato progettato. I collezionisti avevano già ben presente il fatto che ogni scultura collocata all’esterno avrebbe dovuto essere site-specific, cioè concepita avendo riguardo allo spazio che sarebbe andata ad occupare; si ispirarono inoltre ad una sorta di giardino d’artista e posero come prerogativa la contestualizzazione di una serie di opere d’arte ambientale all’interno del vasto territorio che, con queste, costituisse un’unità.
Dopo vari contatti con artisti, collezionisti e giovani architetti promettenti come Peter Behrens e Ludwig Mies van der Rohe, i Kröller-Müller invitarono Henry van de Velde a progettare un museo per la loro collezione. Il luogo era stato di loro proprietà per molti anni, e lì cacciavano; l’architetto H.P. Berlage vi costruì la loggia per la caccia Sint Hubertus. Dai disegni preparatori di Van de Velde emerse un progetto impressionante: un tempio per l’arte e la cultura di tutti i tempi e di tutti i paesi.
Il parco nazionale De Hoge Veluwe e il parco di sculture che costituisce parte del Kröller-Müller Museum rappresentano una tappa fondamentale della storia dell’architettura dei giardini e del paesaggio olandesi. La terra sul quale si estende il parco nazionale fu acquistata da una ricca coppia all’inizio del ventesimo secolo con l’intenzione di adoperarla come riserva di caccia per il marito e come sito per la fondazione di un museo per la collezione di opere d’arte della moglie. Il progetto finale consisteva nel donare questa struttura alla nazione, cosicché la parte rimasta intatta del Veluwe diventasse uno stimolo per la percezione della natura e una preparazione per apprezzare l’arte esposta. La Prima Guerra Mondiale e una crisi della Borsa Valori causarono però una lunga interruzione.
Nel corso degli anni postbellici lo svago divenne uno dei temi più discussi con richieste, desideri e motivazioni totalmente diversi. Il museo per le belle arti venne aperto nel 1939 e alcune statue della collezione furono esposte al pubblico all’aperto. Prati, rododendri e alberi allineati costituiscono lo scenario per sculture astratte. Durante gli anni settanta non fu più il bosco ad essere adattato alle opere d’arte, ma furono le statue a doversi inserire nell’ambiente. Escursionisti arrivano ogni giorno, pedalando attraverso il bosco sulle biciclette bianche messe a disposizione gratuitamente all’ingresso del parco, dove è possibile lasciare l’auto, richiamo questo al progetto Provo delle Witte Fietsen. Negli anni novanta le opere d’arte erano quasi invisibili lungo i percorsi e impercettibilmente presenti nella grande pineta. Risulta quasi impossibile cogliere la differenza tra le radici di bronzo artificiali e gli alberi naturali che le affiancano.
“Tra le dune di sabbia del Veluwe Centrale e l’estremità meridionale si trova il Parco Nazionale De Hoge Veluwe, di proprietà della fondazione che porta lo stesso nome”; è una citazione dal libro Natuurmonumenten van Nederland pubblicato nel 1942. Nel 1926 venne istituita una fondazione per far sì che tutta questa zona si trovasse sotto un’unica amministrazione. Quello del parco è un paesaggio molto vario, si passa in pochi metri da fitte pinete a basse dune di sabbia. Ha avuto moltissimi proprietari diversi ma i Kröller-Müller erano i responsabili per la maggior parte dell’area, che, fortunatamente, non è attraversata da nessuna strada pubblica. La strada da Otterlo a Hoenderloo è stata deviata di proposito ed è stata pagata interamente con fondi privati. Il parco è recintato lungo tutta la sua estensione ed esistono quattro entrate. Oltre questa grande area ne vennero acquisite delle altre, come quelle chiamate la Montagna Nera, le Sabbie di Otterlo, il Pampel e Hoog Barel. Altri dieci lotti di terreno seguirono. Questo può dare un’idea della vastità dell’intera area che, da mosaico di lotti quale era, è divenuta così un unico grande parco.
Le dune di sabbia sono uno degli elementi caratterizzanti del De Hoge Veluwe; fino alla metà del XIX° secolo queste erano considerate una minaccia per la pineta circostante. Per prevenire l’espansione delle dune sono stati quindi scavati dei solchi dove sono stati piantati pini, querce e betulle. Nel 1926 queste aree erano già diventate caratteristiche peculiari del paesaggio. Queste strade dove ogni tanto si incontrano alte querce americane vennero viste come un insuccesso, un elemento artificiale in un ambiente naturale. Il “tipo di foresta originale è in genere quella preferita”, si legge in numerosi articoli dell’epoca. Per questa ragione la Natural Heritage Foundation decise di provvedere ad un miglioramento della zona boscosa. Per esempio, il pino scozzese fu innestato al pino corso, il larice giapponese all’abete Douglas. L’artificiosità della foresta venne enfatizzata, più che dalla vegetazione, dalle statue poste all’interno del parco, incluse una scultura di Christiaan de Wet realizzata da J.M. Mendes de Costa nel 1917, un’opera in memoria dello statista Steyn creata da Henry van de Velde e di Antlers disegnata invece da John Rädeker, entrambe del 1925. Tutto ciò avvenne prima dell’ispirata direzione della Signora Kröller-Müller, la quale curò nei minimi dettagli ogni elemento del paesaggio. La superficie totale del parco è di 6,400 ettari, che includono 4,800 ettari di dune sabbiose e terra non coltivata. Si tratta sicuramente di una caratteristica unica per un paese così densamente popolato.
Francesca Eleuteri
























